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Cinque notizie in cinque minuti
Lavoro sempre più digitale: gli italiani alle prese con il “tecnostress”
Il lavoro digitale è ormai parte integrante della quotidianità professionale e, insieme ai vantaggi offerti dalla tecnologia, aumenta anche il rischio di sovraccarico e stress. A evidenziarlo è un’indagine Eurispes sull’utilizzo delle tecnologie digitali e sulla salute mentale, secondo cui il 48,2% degli intervistati svolge un’attività professionale che richiede un uso intensivo e costante di dispositivi e applicazioni.
A pesare è soprattutto la difficoltà di separare il lavoro dal tempo personale. Il 77,3% degli intervistati controlla almeno qualche volta e-mail o messaggi professionali fuori dall’orario di lavoro, mentre il 43,5% lo fa spesso o sempre. Il 75,2% risponde alle comunicazioni durante il tempo libero e il 68,1% continua a farlo anche durante le ferie. Inoltre, il 71,1% si è sentito almeno qualche volta obbligato a rispondere immediatamente e il 72,9% ha avuto difficoltà a staccare mentalmente dal lavoro.
Il sovraccarico non dipende soltanto dal tempo trascorso connessi. Il 37,6% si sente appesantito dal numero di strumenti e piattaforme da utilizzare, il 36,7% fatica a seguire gli aggiornamenti e i nuovi software e il 35% ritiene che e-mail, notifiche e chiamate compromettano la concentrazione. Il 39,3% si sente inoltre mentalmente affaticato dall’uso costante delle tecnologie.
Le conseguenze sul benessere sono concrete: nei sei mesi precedenti la rilevazione, il 68,6% ha sperimentato almeno qualche volta sintomi di stress o affaticamento legati alle tecnologie professionali, tra cui mal di testa, stanchezza oculare, ansia e altri disturbi. I dati evidenziano quindi la necessità di promuovere un rapporto più equilibrato con la tecnologia, soprattutto attraverso una reale separazione tra tempi di lavoro e tempi di riposo.
L’intelligenza artificiale accelera lo screening di diabete e ipertensione
L’intelligenza artificiale potrebbe offrire in futuro un nuovo strumento per lo screening di diabete e ipertensione. Un gruppo di ricercatori giapponesi ha sviluppato un algoritmo capace di analizzare brevi video del volto e del palmo delle mani, individuando alcuni segnali associati alle due patologie. I risultati sono stati presentati al Congresso europeo di cardiologia in corso a Monaco di Baviera.
Secondo lo studio, cinque secondi di registrazione del volto sono stati sufficienti per raggiungere un’accuratezza dell’88% nell’identificazione del diabete. Per l’ipertensione, invece, l’analisi di 30 secondi di video del volto e del palmo delle mani ha raggiunto un’accuratezza del 95%. L’algoritmo prende in considerazione diversi parametri fisiologici, tra cui la rigidità arteriosa, il flusso sanguigno cutaneo e alcune caratteristiche spettrali della colorazione della pelle.
La ricerca, condotta dall’Università di Tokyo e dall’Institute of Science Tokyo e finanziata dalla Japan Science and Technology Agency, ha coinvolto 215 partecipanti, tra pazienti con diagnosi già nota e volontari sani. Si tratta ancora di una sperimentazione e lo strumento non è disponibile per la pratica clinica, ma potrebbe avere applicazioni interessanti nel campo della prevenzione.
L’obiettivo dei ricercatori è arrivare a uno screening “contactless”, utilizzabile anche al di fuori degli ambienti ospedalieri. La possibilità di individuare rapidamente condizioni spesso silenziose potrebbe consentire di raggiungere una quota maggiore di popolazione. Nel mondo, infatti, circa 1,4 miliardi di adulti tra i 30 e i 79 anni convivono con l’ipertensione e circa 589 milioni di persone hanno il diabete, mentre molti casi non vengono ancora diagnosticati.
CAR-T, una nuova frontiera per combattere l’artrite reumatoide
Le cellule CAR-T, sviluppate inizialmente per il trattamento di alcuni tumori, potrebbero rappresentare una nuova strategia anche contro le malattie autoimmuni. I primi risultati di un trial clinico pilota condotto presso la Charité – Universitätsmedizin Berlin hanno mostrato una significativa riduzione dell’attività della malattia in sei pazienti con artrite reumatoide grave e resistente alle terapie.
I partecipanti avevano già ricevuto numerosi trattamenti senza ottenere un controllo adeguato della patologia. Alcuni avevano seguito fino a otto terapie mirate o biologiche nell’arco degli ultimi dieci anni. Le CAR-T vengono ottenute prelevando dal sangue del paziente i linfociti T, modificandoli geneticamente in laboratorio e reinfondendoli successivamente nell’organismo.
Nelle malattie autoimmuni l’obiettivo è indirizzare queste cellule contro le cellule della memoria immunitaria responsabili del mantenimento della risposta patologica. Nel trial COMPARE, tutti e sei i pazienti hanno mostrato una riduzione significativa dell’attività dell’artrite reumatoide.
Particolarmente interessante è il risultato osservato durante il follow-up, arrivato fino a un anno: tre dei partecipanti sono rimasti in remissione sostenuta senza necessitare di alcuna terapia farmacologica per l’artrite reumatoide. Si tratta di un risultato preliminare, ottenuto su un campione molto ristretto, e saranno quindi necessari studi più ampi per confermare efficacia e sicurezza della strategia.
La ricerca apre tuttavia una prospettiva interessante: anziché limitarsi a controllare l’infiammazione con trattamenti continuativi, le CAR-T potrebbero puntare direttamente sulle cellule immunitarie responsabili della persistenza della malattia, offrendo in futuro un approccio potenzialmente più mirato.
Disturbo ossessivo-compulsivo e tic: scoperti 36 geni associati al rischio
Un nuovo studio genetico ha identificato 36 geni che aumentano significativamente il rischio di sviluppare il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi cronici da tic, tra cui la sindrome di Tourette. La ricerca, condotta dalla Rutgers University e pubblicata su Nature Neuroscience, potrebbe contribuire a chiarire i meccanismi biologici alla base di condizioni che spesso compaiono già durante l’infanzia.
Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di pensieri intrusivi persistenti e comportamenti ripetitivi, mentre i disturbi da tic provocano movimenti o vocalizzazioni improvvisi e difficili da controllare. Lo studio ha analizzato il DNA di quasi 4.000 persone con una diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi cronici da tic o entrambe le condizioni, confrontandolo con quello dei genitori e di soggetti di controllo.
Molti dei geni individuati risultano condivisi tra DOC e disturbi da tic. Questo elemento potrebbe aiutare a spiegare perché le due condizioni si manifestino frequentemente nella stessa persona o all’interno delle stesse famiglie. I risultati suggeriscono inoltre che le patologie coinvolgano in parte gli stessi circuiti cerebrali.
La scoperta non significa che esista un singolo gene responsabile di queste condizioni. Si tratta infatti di disturbi complessi, determinati dall’interazione di numerosi fattori genetici e biologici. L’identificazione di nuovi geni permette però di comprendere meglio i meccanismi coinvolti e potrebbe, in futuro, facilitare lo sviluppo di terapie più mirate.
Novartis Italia cambia guida: Mambretti al vertice dal 1° settembre
Federico Mambretti assume dal 1° settembre l’incarico di Country President di Novartis Italia. Il nuovo responsabile guiderà l’organizzazione italiana dopo una consolidata esperienza internazionale e il più recente incarico di Country President per Belgio e Lussemburgo.
Mambretti prende il posto di Valentino Confalone, che ha guidato Novartis Italia negli ultimi quattro anni, durante i quali l’azienda ha proseguito il proprio percorso di crescita e innovazione nel settore farmaceutico. Il passaggio di consegne arriva in una fase caratterizzata da una forte accelerazione nello sviluppo di nuove terapie e da una crescente attenzione all’accesso all’innovazione.
Tra le priorità indicate dal nuovo Country President figura il rafforzamento della collaborazione con istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che le innovazioni terapeutiche possano tradursi più rapidamente in benefici concreti per le persone e per il sistema sanitario.
Il tema dell’accessibilità alle nuove cure rappresenta infatti una delle principali sfide della sanità contemporanea. Lo sviluppo di terapie sempre più avanzate deve essere accompagnato dalla capacità dei sistemi sanitari di renderle disponibili in maniera equa e tempestiva ai pazienti che ne hanno bisogno.
La nomina di Mambretti si inserisce quindi in un contesto nel quale il dialogo tra industria farmaceutica, istituzioni, ricerca e associazioni di pazienti assume un’importanza crescente per accompagnare l’innovazione e affrontare le nuove esigenze della sanità.
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Fonti: ANSA; Eurispes; Università di Tokyo; Institute of Science Tokyo; European Society of Cardiology (ESC); Japan Science and Technology Agency (JST); Charité – Universitätsmedizin Berlin; Nature Medicine; Rutgers University; Nature Neuroscience; Novartis.








