Ictus: i segnali da riconoscere in 60 secondi e perché ogni minuto può salvare il cervello

Ogni anno in Italia circa 150.000 persone vengono colpite da un ictus cerebrale. È la prima causa di disabilità acquisita nell’adulto, la seconda causa di demenza e una delle principali cause di morte nel nostro Paese. Eppure molte persone non riconoscono i sintomi e arrivano in ospedale troppo tardi.

Quando si parla di ictus, il tempo non è semplicemente importante: è determinante. I neurologi usano da anni un’espressione diventata celebre in tutto il mondo: Time is Brain, il tempo è cervello.

Secondo le stime scientifiche più accreditate, durante un ictus ischemico non trattato il cervello perde in media circa 1,9 milioni di neuroni ogni minuto. Ogni ora di ritardo equivale a un invecchiamento cerebrale accelerato di circa 3,6 anni.

Cosa succede durante un ictus

L’ictus si verifica quando il flusso sanguigno verso una parte del cervello viene interrotto.

Nell’85% dei casi la causa è un coagulo che ostruisce un’arteria cerebrale (ictus ischemico). Nei casi restanti è dovuto alla rottura di un vaso sanguigno e a una conseguente emorragia cerebrale (ictus emorragico).

In entrambi gli scenari le cellule nervose smettono di ricevere ossigeno e nutrienti e iniziano rapidamente a danneggiarsi. Attorno all’area colpita esiste però una zona ancora vitale, chiamata “penombra ischemica”, che può essere salvata se il trattamento viene avviato tempestivamente.

Per questo motivo le terapie moderne hanno finestre temporali molto precise: la trombolisi può essere eseguita generalmente entro 4 ore e mezza dall’esordio dei sintomi, mentre la trombectomia meccanica può essere indicata fino a 24 ore in pazienti selezionati. Ma una regola rimane valida per tutti: prima si interviene, maggiori sono le probabilità di recupero.

Il test FAST: riconoscere un ictus in meno di un minuto

Per aiutare cittadini e soccorritori a identificare rapidamente un ictus è stato sviluppato il metodo FAST.

F – Face (Faccia)
Chiedi alla persona di sorridere. Un lato del viso appare cadente o la bocca è storta?

A – Arms (Braccia)
Chiedi di sollevare entrambe le braccia. Una rimane più bassa o non riesce a essere mantenuta sollevata?

S – Speech (Linguaggio)
Invitala a ripetere una frase semplice. Le parole risultano confuse, incomprensibili o difficili da pronunciare?

T – Time (Tempo)
Se compare anche uno solo di questi segnali, chiama immediatamente il 118.

Alcuni specialisti utilizzano anche la variante FAST-E, aggiungendo la lettera E di Eyes (Occhi) per includere disturbi visivi improvvisi come perdita della vista, visione doppia o scomparsa di una parte del campo visivo.

I sintomi meno conosciuti

Non tutti gli ictus si presentano con la classica combinazione di paralisi facciale, debolezza del braccio e difficoltà nel linguaggio.

Tra i segnali che meritano la stessa attenzione ci sono:

  • improvvisa perdita di sensibilità o forza a un lato del corpo;
  • forte mal di testa comparso all’improvviso, soprattutto se descritto come il peggiore mai sperimentato;
  • vertigini improvvise associate a perdita dell’equilibrio o difficoltà a camminare;
  • confusione mentale acuta;
  • difficoltà improvvisa a deglutire;
  • disturbi visivi improvvisi.

La caratteristica che accomuna questi sintomi è la loro comparsa improvvisa.

Cosa fare nei primi minuti

Di fronte al sospetto di ictus la prima azione è una sola: chiamare immediatamente il 118.

È importante riferire chiaramente all’operatore che si sospetta un ictus. Questo consente di attivare il percorso dedicato e di allertare in anticipo il centro specializzato più vicino.

Può essere utile annotare l’orario esatto di comparsa dei sintomi o l’ultima volta in cui la persona è stata vista bene. Questa informazione guiderà molte delle decisioni terapeutiche.

Bisogna invece evitare alcuni errori frequenti: aspettare che i sintomi passino, somministrare farmaci di propria iniziativa, offrire cibo o bevande a una persona che potrebbe avere difficoltà a deglutire o accompagnarla autonomamente in ospedale senza aver contattato i soccorsi.

La prevenzione resta l’arma più efficace

La buona notizia è che la maggior parte degli ictus è associata a fattori di rischio modificabili. Ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale, diabete, colesterolo elevato, fumo, obesità e sedentarietà sono responsabili della grande maggioranza dei casi.

Controllare regolarmente la pressione arteriosa, eseguire un elettrocardiogramma in presenza di fattori di rischio, monitorare glicemia e colesterolo e adottare uno stile di vita attivo sono interventi semplici che possono ridurre significativamente la probabilità di andare incontro a un ictus. Con la card Social Medical Care puoi accedere a visite cardiologiche, neurologiche e a tutti gli esami di prevenzione cardiovascolare presso oltre 1.500 centri convenzionati in tutta Italia, con sconti fino al 30%

Perché saper riconoscere un ictus in 60 secondi può salvare una vita. Ma impedirgli di verificarsi resta il risultato più importante.

Fonti: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi (SISET), European Stroke Organisation (ESO), Nature Medicine (studio Università di Pittsburgh, giugno 2026).

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