L’estate è il momento dell’anno in cui trascorriamo più tempo all’aria aperta. Spiagge, passeggiate, escursioni e giornate in piscina significano anche una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti. È proprio in questi mesi che torna al centro dell’attenzione uno dei tumori cutanei più aggressivi, ma anche uno di quelli per cui la diagnosi precoce può fare davvero la differenza: il melanoma.
In Italia il melanoma continua a crescere. Secondo le stime dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel 2024 sono stati diagnosticati circa 12.900 nuovi casi, oltre il doppio rispetto a vent’anni fa. Oggi rappresenta il terzo tumore più frequente negli under 50 e, sebbene possa colpire chiunque, interessa soprattutto persone con pelle chiara, numerosi nei o una storia di esposizioni intense ai raggi UV.
La buona notizia è che, quando viene individuato nelle fasi iniziali, le probabilità di guarigione sono molto elevate. Per questo la prevenzione resta l’arma più efficace.
Il sole non è il nemico. L’esposizione scorretta lo è.
Il sole è fondamentale per il nostro benessere: favorisce la produzione di vitamina D, contribuisce alla regolazione del ritmo sonno-veglia e ci incoraggia a trascorrere più tempo all’aria aperta. Non è quindi un nemico da evitare, ma una risorsa da vivere con consapevolezza.
Il rischio nasce quando l’esposizione è eccessiva o non adeguatamente protetta. I raggi ultravioletti, in particolare gli UVA e gli UVB, possono infatti danneggiare il DNA delle cellule della pelle. Nella maggior parte dei casi l’organismo è in grado di riparare questi danni, ma un’esposizione intensa e ripetuta nel tempo può compromettere questo meccanismo naturale e aumentare il rischio di sviluppare un melanoma o altri tumori cutanei.
Le scottature solari rappresentano uno dei principali fattori di rischio, soprattutto quando si verificano durante l’infanzia e l’adolescenza. La pelle, infatti, conserva una sorta di “memoria” dell’esposizione ai raggi UV: i danni accumulati negli anni possono manifestarsi anche molto tempo dopo.
Naturalmente, una scottatura da bambini non significa che si svilupperà necessariamente un tumore della pelle. Significa però che la prevenzione non può limitarsi alle settimane trascorse in spiaggia. Proteggere la pelle è un’abitudine che si costruisce ogni giorno, in estate come nel resto dell’anno, e che può fare la differenza nel lungo periodo.
Come riconoscere un neo che merita attenzione
La maggior parte dei nei è del tutto benigna e non rappresenta un motivo di preoccupazione. Tuttavia, imparare a osservare la propria pelle può aiutare a individuare precocemente eventuali cambiamenti sospetti. Per orientarsi, i dermatologi utilizzano da anni la regola dell‘ABCDE, uno strumento semplice che permette di riconoscere i principali segnali da non sottovalutare.
- A come Asimmetria – Un neo benigno tende ad avere una forma regolare e simmetrica. Se le due metà appaiono diverse tra loro, è consigliabile sottoporlo a un controllo.
- B come Bordi – Margini irregolari, frastagliati, sfumati o poco definiti possono rappresentare un campanello d’allarme.
- C come Colore – Un neo che presenta più tonalità di colore, come marrone, nero, rosso, blu o grigio, oppure che cambia colore nel tempo, merita una valutazione specialistica.
- D come Diametro – Una dimensione superiore ai 6 millimetri non indica necessariamente la presenza di un melanoma, ma rende opportuno un controllo dermatologico, soprattutto se associata ad altri segnali.
- E come Evoluzione – È il criterio più importante. Un neo che modifica nel tempo forma, dimensioni, colore o spessore, oppure che cambia rapidamente aspetto, deve essere valutato da uno specialista.
Oltre alla regola dell’ABCDE, gli esperti consigliano di prestare attenzione anche a un altro aspetto: il cosiddetto “brutto anatroccolo”. Se un neo appare diverso da tutti gli altri presenti sulla pelle, anche in assenza degli altri criteri, è opportuno farlo controllare. Allo stesso modo, un neo che inizia a prudere, sanguinare, formare croste o ulcerarsi non dovrebbe mai essere ignorato, ma valutato tempestivamente da un dermatologo.
Come proteggere davvero la pelle durante l’estate
Prendersi cura della pelle non significa rinunciare al sole, ma imparare a esporsi in modo corretto. Bastano pochi accorgimenti, adottati con costanza, per ridurre il rischio di danni cutanei e preservare la salute della pelle nel tempo.
- Scegli una protezione solare adeguata. Per l’esposizione diretta è consigliabile utilizzare una crema con SPF 30 come minimo, mentre chi ha la pelle molto chiara, numerosi nei o una storia familiare di tumori cutanei dovrebbe orientarsi verso un SPF 50 o 50+. La protezione va applicata circa mezz’ora prima dell’esposizione e rinnovata ogni due ore, oltre che dopo ogni bagno o un’intensa sudorazione.
- Limita l’esposizione nelle ore centrali della giornata. Tra le 11.00 e le 16.00 l’intensità dei raggi ultravioletti raggiunge i livelli più elevati. Nelle giornate più calde è preferibile cercare l’ombra o programmare le attività all’aperto nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.
- Affidati anche alle barriere fisiche. Cappelli a tesa larga, occhiali da sole con filtri UV certificati e indumenti leggeri rappresentano una protezione efficace, soprattutto per bambini, adolescenti e persone con pelle particolarmente sensibile.
- Evita i lettini abbronzanti. Contrariamente a quanto si pensa, non preparano la pelle all’esposizione estiva. Al contrario, espongono a elevate dosi di raggi ultravioletti e aumentano il rischio di melanoma e di altri tumori cutanei. Per questo le principali società scientifiche e la campagna Euromelanoma ne sconsigliano l’utilizzo.
- Osserva regolarmente la tua pelle. Prendere l’abitudine di controllare periodicamente i propri nei permette di individuare eventuali cambiamenti e di rivolgersi tempestivamente a uno specialista. Per chi presenta numerosi nei o fattori di rischio, una visita dermatologica periodica rappresenta uno degli strumenti di prevenzione più efficaci.
Perché aspettare non è mai la scelta migliore
Il melanoma è uno dei tumori in cui il tempo può fare davvero la differenza. Quando viene individuato nelle fasi iniziali, prima che abbia raggiunto gli strati più profondi della pelle, nella maggior parte dei casi può essere trattato con successo, spesso attraverso un semplice intervento chirurgico. Se invece la diagnosi arriva in una fase più avanzata, il percorso terapeutico diventa più complesso e le possibilità di guarigione si riducono.
La buona notizia è che la prevenzione è alla portata di tutti. Non richiede tecnologie sofisticate né esami complessi: inizia con l’abitudine di osservare la propria pelle, riconoscere eventuali cambiamenti e rivolgersi tempestivamente a un dermatologo quando qualcosa appare diverso dal solito.
L’estate è il momento ideale per ricordarsi che proteggere la pelle significa molto più che applicare la crema solare. Significa anche dedicare qualche minuto all’auto-osservazione e non rimandare quei controlli che possono fare la differenza.
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Fonti: Istituto Superiore di Sanità · Ministero della Salute · Fondazione Veronesi · AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) · ESMO (European Society for Medical Oncology) · National Human Genome Research Institute (NHGRI) · Nature Medicine · The New England Journal of Medicine.





