Rassegna stampa Sanità e Benessere – 5 Giugno 2026

SANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cinque notizie in cinque minuti

Pediatri, allarme carenze: ne mancano quasi 500 e altri 1.500 andranno in pensione entro il 2029

La pediatria di libera scelta italiana si trova di fronte a una crisi sempre più evidente. Secondo l’ultima analisi della Fondazione GIMBE, mancano attualmente 497 pediatri sul territorio nazionale e quasi l’80% delle carenze si concentra in tre regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. La situazione rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni, considerando che entro il 2029 sono previsti oltre 1.500 pensionamenti.

La media nazionale è oggi di 917 assistiti per pediatra, un valore molto vicino al tetto massimo di 1.000 pazienti previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale entrato in vigore a marzo 2026. In alcune realtà, come Piemonte, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano, il limite risulta già superato.

Negli ultimi dodici mesi le regioni prive di carenze sono passate da nove a cinque, segnale di una difficoltà crescente nel garantire la copertura assistenziale. In questo contesto si inserisce anche la proposta del Ministero della Salute di estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni. Una misura che, secondo le stime di GIMBE, richiederebbe circa 4.000 pediatri aggiuntivi, una disponibilità oggi ben lontana dalla realtà.

Per il presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, il rischio concreto è che il principio della libera scelta del pediatra resti sempre più spesso solo teorico, soprattutto nelle aree già interessate da una forte carenza di professionisti.

Ricetta elettronica europea, al via l’utilizzo delle prescrizioni italiane in tutti i Paesi UE

Da oggi i cittadini italiani potranno utilizzare le proprie prescrizioni mediche elettroniche anche negli altri Paesi dell’Unione Europea. È entrato infatti in vigore il decreto del Ministero della Salute che disciplina per la prima volta i flussi informatici, i sistemi di controllo e le modalità di protezione dei dati necessari al funzionamento della ricetta elettronica europea.

La novità consentirà a chi si trova all’estero per lavoro, studio o vacanza di presentare in farmacia una prescrizione emessa in Italia e ottenere il farmaco indicato senza dover richiedere una nuova visita medica o una ricetta locale. Il sistema si integra con il Fascicolo Sanitario Elettronico e rappresenta uno dei primi strumenti concreti collegati allo sviluppo dello European Health Data Space (EHDS), il progetto europeo dedicato alla condivisione sicura dei dati sanitari.

L’obiettivo è garantire una maggiore continuità assistenziale ai cittadini che si spostano all’interno dell’Unione, semplificando in particolare la gestione delle terapie croniche. La misura potrebbe rivelarsi particolarmente utile per i lavoratori transfrontalieri, gli studenti all’estero e per tutti coloro che trascorrono lunghi periodi fuori dal proprio Paese.

Si tratta di un passaggio significativo verso una sanità europea più integrata, nella quale le informazioni cliniche e le prescrizioni possano seguire il paziente oltre i confini nazionali.

Trapianto di rene, la terapia CAR-T elimina gli anticorpi e rende possibile l’intervento nei pazienti senza donatori compatibili

Una nuova applicazione della terapia CAR-T potrebbe cambiare il destino di molti pazienti in attesa di un trapianto di rene. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha dimostrato come questa tecnologia sia in grado di ridurre drasticamente gli anticorpi responsabili del rigetto, aprendo la strada al trapianto anche in persone considerate fino a oggi praticamente non trapiantabili.

Alcuni pazienti con insufficienza renale terminale sviluppano infatti nel tempo livelli molto elevati di anticorpi contro gli antigeni umani, una condizione che rende incompatibile la quasi totalità degli organi disponibili. Presso l’Università della Pennsylvania, due pazienti con elevato punteggio cPRA sono stati sottoposti a una strategia innovativa basata su una doppia terapia CAR-T mirata a eliminare le cellule immunitarie responsabili della produzione degli anticorpi.

Il trattamento ha prodotto una marcata riduzione delle difese immunitarie indesiderate, consentendo a entrambi i pazienti di ricevere con successo un trapianto renale. A distanza di tempo non sono stati registrati segni di rigetto.

Secondo gli autori dello studio, l’approccio potrebbe rappresentare una svolta per migliaia di persone che trascorrono anni in lista d’attesa senza riuscire a trovare un organo compatibile, ampliando significativamente le possibilità di accesso al trapianto.

Ictus, la stimolazione del midollo spinale migliora forza e mobilità del braccio dopo sole quattro settimane

Un dispositivo impiantabile che stimola il midollo spinale potrebbe offrire nuove prospettive di recupero ai pazienti colpiti da ictus. È quanto emerge da uno studio pilota pubblicato su Nature Medicine da ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh.

La tecnologia consiste in un piccolo impianto posizionato a livello del midollo spinale cervicale, capace di inviare impulsi elettrici mirati alle connessioni nervose ancora presenti ma insufficientemente attive dopo l’evento cerebrovascolare. L’obiettivo è potenziare la comunicazione tra cervello e muscoli e favorire il recupero della funzione motoria.

La sperimentazione ha coinvolto sette pazienti con grave debolezza cronica dell’arto superiore. Dopo meno di nove ore complessive di training distribuite nell’arco di quattro settimane, i partecipanti hanno mostrato un incremento medio del 32% della forza muscolare del braccio, accompagnato da miglioramenti della mobilità e da una riduzione della spasticità.

Particolarmente rilevante il profilo di sicurezza: nessun partecipante ha riportato effetti collaterali gravi o significativo disagio durante il trattamento.

Tra i coordinatori dello studio figurano anche i ricercatori italiani Marco Capogrosso ed Elvira Pirondini. Secondo gli autori, la stimolazione spinale potrebbe diventare in futuro uno strumento complementare alla riabilitazione tradizionale, contribuendo a migliorare il recupero funzionale anche anni dopo l’ictus.

Allenamento con i pesi, bastano due ore a settimana per ridurre il rischio di morte e malattie cardiovascolari

90-120 minuti di esercizi di forza alla settimana possono avere effetti significativi sulla salute e sulla longevità. È la conclusione di un ampio studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine e condotto su 147.374 persone seguite per un periodo di circa trent’anni.

I ricercatori hanno analizzato l’impatto dell’allenamento di resistenza — come flessioni, squat, affondi e sollevamento pesi — sulla mortalità generale e sulle principali cause di morte. I risultati mostrano che chi dedica tra un’ora e mezza e due ore settimanali a questo tipo di attività presenta una riduzione del 13% del rischio di mortalità per tutte le cause, del 19% per le malattie cardiovascolari e del 27% per le patologie neurologiche.

Oltre la soglia dei 120 minuti settimanali non sono emersi benefici aggiuntivi significativi, suggerendo l’esistenza di una quantità ottimale di esercizio. I vantaggi aumentano ulteriormente quando l’allenamento di forza viene associato all’attività aerobica, come corsa, ciclismo o nuoto: in questi casi la riduzione del rischio di morte può arrivare fino al 58%.

Gli autori sottolineano come l’esercizio di resistenza continui a essere sottovalutato rispetto all’attività aerobica, nonostante le crescenti evidenze scientifiche sul suo ruolo nella prevenzione delle principali malattie croniche e nel mantenimento dell’autonomia con l’avanzare dell’età.

 

Prevenzione e accesso alle cure

La prevenzione è uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute e migliorare la qualità della vita. Effettuare controlli periodici e accedere tempestivamente a visite specialistiche consente di intervenire in modo precoce su molte patologie. Con Social Medical Care è possibile accedere a visite specialistiche, esami diagnostici e check-up presso oltre 1500 centri sanitari convenzionati in tutta Italia, con sconti fino al 30% e tempi di attesa ridotti.

Scopri tutti i vantaggi: https://socialmedicalcare.com/catalogo/

Fonti: ANSA · Fondazione GIMBE · Quotidiano Sanità · NEJM · Nature Medicine · British Journal of Sports Medicine · Università della Pennsylvania · Università di Pittsburgh · Harvard

Articolo precedente
Rassegna stampa Sanità e Benessere – 2 Giugno 2026
Articolo successivo
Ictus: i segnali da riconoscere in 60 secondi e perché ogni minuto può salvare il cervello
Articoli recenti
×

Add your WhatsApp Number

To get a better experience with our website.

You are already a member. Log in

Verification Code

We have sent a verification code to your phone. Please enter it below.

Waiting for Approval

We sent an interactive verification list to your WhatsApp. Please open it and approve the request to continue.

Checking approval status...

Success

Excellent!

You can now browse our website better.

0