SANITÀ IN PRIMA PAGINA
Cinque notizie in cinque minuti
Demenza: quasi un caso su due si può prevenire
Fino al 45% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto o ritardato intervenendo sui principali fattori di rischio modificabili. È quanto emerge dalle nuove linee guida pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che indicano la prevenzione come lo strumento più efficace per proteggere la salute del cervello lungo tutto l’arco della vita.
Nel mondo oltre 57 milioni di persone convivono con una forma di demenza e ogni anno vengono diagnosticati circa 10 milioni di nuovi casi. L’Alzheimer rappresenta la forma più frequente, ma secondo gli esperti una parte significativa del rischio dipende da abitudini e condizioni di salute su cui è possibile intervenire.
Le raccomandazioni dell’OMS invitano a mantenere uno stile di vita attivo, praticare regolarmente attività fisica, seguire un’alimentazione equilibrata, smettere di fumare e limitare il consumo di alcol. Un ruolo importante è attribuito anche alla stimolazione cognitiva, alla partecipazione alla vita sociale e al controllo di patologie come ipertensione, diabete e colesterolo elevato, tutti fattori associati a un maggiore rischio di declino cognitivo.
Le linee guida sottolineano inoltre che, in assenza di specifiche carenze nutrizionali, non esistono prove sufficienti per raccomandare l’assunzione di integratori vitaminici o di omega-3 come strategia preventiva. Il messaggio è chiaro: prendersi cura della salute cardiovascolare e adottare abitudini sane non aiuta soltanto a vivere più a lungo, ma può contribuire in modo significativo anche a preservare memoria, autonomia e qualità della vita con l’avanzare dell’età.
Caldo estremo: aumentano i decessi tra gli anziani
L’ondata di calore che sta interessando l’Italia continua a mettere sotto pressione il sistema sanitario. Sabato è previsto il picco dell’emergenza con 19 città contrassegnate dal bollino rosso, mentre i dati diffusi dal Ministero della Salute mostrano già gli effetti delle temperature eccezionali sulla popolazione più fragile.
Tra il 25 maggio e il 30 giugno si è registrato un eccesso di mortalità del 3% tra gli over 65, con la maggior parte dei decessi che ha riguardato gli ultraottantacinquenni. Pur trattandosi di un incremento definito contenuto rispetto ad altri Paesi europei, il dato conferma quanto le ondate di calore rappresentino un rischio concreto per la salute pubblica.
Le temperature record registrate in Sardegna, superiori ai 47 °C, hanno contribuito anche a un forte aumento dei consumi energetici, mentre alcune città, tra cui Torino, hanno evidenziato un incremento statisticamente significativo della mortalità durante la seconda ondata di caldo di giugno.
La Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare le reti territoriali di assistenza agli anziani soli, trasformando la gestione delle ondate di calore da risposta emergenziale a intervento strutturale di prevenzione. Intanto il numero di pubblica utilità 1500 del Ministero della Salute ha già ricevuto oltre mille richieste di assistenza. Anche l’OMS Europa ribadisce che il caldo estremo deve essere considerato una vera emergenza sanitaria, destinata a diventare sempre più frequente con il cambiamento climatico.
Nuove cellule immunitarie contro i tumori più resistenti
Una nuova strategia di immunoterapia potrebbe rafforzare la capacità del sistema immunitario di combattere i tumori più aggressivi. Uno studio internazionale coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha sviluppato una nuova generazione di cellule Natural Killer (NK) geneticamente modificate, progettate per superare alcuni dei principali meccanismi con cui le cellule tumorali riescono a sfuggire alle difese dell’organismo.
Le cellule NK rappresentano una delle prime linee di difesa del sistema immunitario e hanno il compito di individuare ed eliminare rapidamente cellule infette o tumorali. Molte neoplasie, tuttavia, riescono a creare un microambiente favorevole alla propria crescita, disattivando progressivamente la risposta immunitaria e riducendo l’efficacia delle terapie.
I ricercatori hanno sviluppato una piattaforma innovativa capace di combinare tre funzioni in un’unica cellula: riconoscere il tumore con maggiore precisione, resistere ai segnali che ne bloccano l’attività e mantenere più a lungo la propria efficacia. Nei modelli preclinici la nuova tecnologia ha mostrato risultati promettenti contro diverse forme di tumore, tra cui neuroblastoma, medulloblastoma, leucemie e adenocarcinoma del pancreas.
Sebbene siano necessari ulteriori studi prima dell’applicazione clinica, la ricerca apre nuove prospettive per lo sviluppo di immunoterapie cellulari più efficaci e potenzialmente disponibili su larga scala. L’obiettivo è offrire nuove possibilità di trattamento anche ai pazienti con tumori particolarmente aggressivi o resistenti alle terapie oggi disponibili.
Le malattie rare arrivano sul grande schermo
Il cinema diventa uno strumento di sensibilizzazione per raccontare le malattie rare e le persone che ogni giorno convivono con queste patologie. Debutterà il 12 e 13 marzo 2027 a San Diego il 24/364 Rare Disease Film Festival, il primo festival cinematografico interamente dedicato ai pazienti, ai caregiver e alle loro storie.
L’iniziativa nasce dalla piattaforma statunitense 24/364, creata per mantenere alta l’attenzione sulle malattie rare durante tutto l’anno e non soltanto in occasione della Giornata Mondiale dedicata. Il nome richiama infatti i 364 giorni che separano una ricorrenza dall’altra, ricordando che per circa 300 milioni di persone nel mondo la convivenza con una malattia rara rappresenta una realtà quotidiana.
Il festival raccoglierà documentari, cortometraggi e video che raccontano la vita dei pazienti attraverso uno sguardo diretto, mettendo al centro non solo la malattia, ma anche le relazioni, il ruolo dei caregiver, le difficoltà dell’assistenza e i percorsi di resilienza. Accanto alle proiezioni sono previsti incontri con gli autori, momenti di confronto con esperti e rappresentanti delle associazioni e iniziative dedicate all’advocacy.
L’obiettivo è utilizzare il linguaggio universale del cinema per favorire una maggiore consapevolezza sulle malattie rare, spesso caratterizzate da ritardi diagnostici, isolamento sociale e limitate opportunità terapeutiche. Dare visibilità a queste esperienze significa contribuire a costruire una cultura dell’inclusione, promuovendo una conoscenza più profonda delle esigenze dei pazienti e delle loro famiglie.
Microplastiche e infarto: uno studio indaga il possibile legame
Le microplastiche potrebbero rappresentare un nuovo fattore di rischio per la salute cardiovascolare. A suggerirlo è uno studio italiano pubblicato sull’European Heart Journal, che ha rilevato una presenza significativamente maggiore di queste particelle nel sangue delle persone colpite da infarto rispetto ai pazienti con coronarie sane o con malattie cardiache croniche.
La ricerca, coordinata da un gruppo di studiosi della Sapienza Università di Roma insieme alle Università di Verona e della Campania “Luigi Vanvitelli”, ha coinvolto 61 pazienti sottoposti a coronarografia per sospetto infarto. Le analisi hanno evidenziato microplastiche nell’84% dei pazienti che avevano effettivamente subito un evento cardiaco, una percentuale più che doppia rispetto agli altri partecipanti.
Lo studio ha inoltre osservato una maggiore presenza di queste particelle nei fumatori e nelle persone maggiormente esposte all’inquinamento atmosferico, suggerendo che entrambe le condizioni possano favorirne l’ingresso nell’organismo attraverso le vie respiratorie.
Gli autori precisano che i risultati non dimostrano un rapporto di causa-effetto tra microplastiche e infarto, ma evidenziano un’associazione che merita ulteriori approfondimenti. Comprendere il ruolo dell’esposizione ambientale nello sviluppo delle malattie cardiovascolari potrebbe infatti aprire nuove prospettive sia nella prevenzione sia nella ricerca, in un contesto in cui l’inquinamento rappresenta un tema sempre più rilevante per la salute pubblica.
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Fonti: ANSA Salute & Benessere; Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); OMS Europa; Ministero della Salute; Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (FIASO); Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; Signal Transduction and Targeted Therapy; Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro; European Heart Journal; Sapienza Università di Roma; Università di Verona; Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Osservatorio Malattie Rare (OMaR); CG Life; 24/364 Rare Disease Initiative.






