Rassegna stampa Sanità e Benessere – 28 Ottobre 2026

SANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cinque notizie in cinque minuti

Una protesi toracica corregge una rara complicanza respiratoria: intervento complesso su una dodicenne al Niguarda

Un intervento di chirurgia pediatrica altamente specialistico ha consentito a una dodicenne, nata con una grave malformazione polmonare, di recuperare una significativa capacità respiratoria. L’operazione è stata eseguita all’ospedale Niguarda di Milano, dove alla nascita le era stato asportato il polmone destro. Dopo anni di condizioni relativamente stabili, la paziente aveva progressivamente sviluppato dispnea e un’importante limitazione della tolleranza allo sforzo, fino ad avere difficoltà anche nel salire pochi gradini.

Gli accertamenti hanno individuato una sindrome post-pneumonectomia, rara complicanza che può insorgere dopo l’asportazione di un polmone. La progressiva occupazione dello spazio toracico lasciato libero determina lo spostamento delle strutture mediastiniche e può provocare la compressione delle vie aeree. Nel caso della giovane paziente, la dislocazione del cuore, della trachea e del bronco principale aveva compromesso il passaggio dell’aria verso il polmone residuo.

La strategia chirurgica è stata elaborata attraverso un approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento di chirurghi pediatrici e toracici, specialisti in chirurgia plastica, anestesisti e radiologi. Per ripristinare un assetto anatomico più favorevole alla ventilazione, l’équipe ha inserito nello spazio toracico una protesi mammaria, adattando un dispositivo già esistente a una condizione clinica per la quale non sono disponibili soluzioni specificamente progettate. I casi analoghi documentati nella letteratura internazionale sono estremamente limitati.

La paziente è stata dimessa dopo pochi giorni e i controlli successivi hanno evidenziato un’evoluzione favorevole, con il recupero di attività quotidiane precedentemente compromesse. Il caso sottolinea il ruolo dei centri pediatrici ad alta specializzazione nella gestione di patologie rare, nelle quali la personalizzazione dell’intervento e l’integrazione di competenze diverse possono risultare decisive.

Chirurgia vascolare, a Negrar arriva un arco a C robotizzato con imaging tridimensionale

L’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in provincia di Verona, ha introdotto una nuova apparecchiatura per l’imaging intraoperatorio dei vasi sanguigni, descritta come la prima installazione di questo tipo in Italia. Si tratta di un arco a C robotizzato capace di generare immagini tridimensionali ad alta definizione, progettato per migliorare la navigazione endovascolare e aumentare la precisione delle procedure chirurgiche.

La tecnologia sarà impiegata soprattutto negli interventi sulle patologie dell’aorta, delle carotidi e delle arterie degli arti inferiori. Nelle procedure endovascolari, il chirurgo raggiunge il distretto interessato attraverso accessi di dimensioni ridotte e guida cateteri e dispositivi sulla base delle immagini radiologiche acquisite in tempo reale. La qualità della visualizzazione assume quindi un ruolo determinante nell’identificazione delle strutture anatomiche e nel posizionamento dei dispositivi.

Secondo quanto comunicato dall’istituto, il sistema integra acquisizione tridimensionale, movimenti motorizzati e maggiore fluidità operativa. L’impiego della nuova apparecchiatura potrebbe ridurre la durata degli interventi fino al 30%, oltre a contenere l’esposizione alle radiazioni ionizzanti per pazienti e operatori. Una migliore definizione delle immagini può inoltre limitare la necessità di manovre correttive e contribuire a ridurre il rischio di complicanze procedurali.

I benefici effettivi dipendono naturalmente dalla tipologia dell’intervento, dalla complessità anatomica e dall’esperienza dell’équipe. L’introduzione di sistemi avanzati di imaging si inserisce comunque in una trasformazione più ampia della chirurgia vascolare, orientata verso procedure sempre meno invasive e una pianificazione sempre più precisa.

L’investimento evidenzia anche una questione organizzativa: perché l’innovazione tecnologica produca vantaggi misurabili, deve essere accompagnata da formazione specialistica, protocolli appropriati e valutazioni sistematiche degli esiti clinici.

Salute mentale dei professionisti sanitari, l’Italia tra i Paesi europei con la maggiore prevalenza di sintomi depressivi

Le condizioni di lavoro del personale sanitario rappresentano un fattore rilevante per la sostenibilità dei servizi assistenziali. Un’indagine europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, richiamata il 27 ottobre dal sindacato Nursing Up, segnala che il 34% dei professionisti sanitari intervistati in Italia presenta sintomi compatibili con una depressione, contro il 15% rilevato in Danimarca. La rilevazione MeND, pubblicata nel 2025, ha raccolto oltre 90mila risposte valide in 29 Paesi europei.

Il dato italiano si colloca in un contesto caratterizzato da carichi assistenziali elevati, difficoltà nel reperimento del personale, turnazioni impegnative ed esposizione continuativa a situazioni di sofferenza e urgenza. Per infermieri e altri professionisti sanitari, questi fattori possono sommarsi alla ridotta possibilità di recupero tra un turno e l’altro, con ricadute sul benessere psicologico e sulla capacità di sostenere nel tempo ritmi di lavoro intensi.

È necessario distinguere la presenza di sintomi depressivi, rilevati attraverso strumenti di indagine, da una diagnosi clinica di depressione. La prevalenza osservata non consente quindi di stabilire quanti professionisti presentino un disturbo diagnosticato, ma costituisce un indicatore significativo del disagio riferito dagli operatori.

L’analisi delle condizioni lavorative è essenziale anche per comprendere le possibili conseguenze sulla qualità dell’assistenza. Affaticamento, difficoltà di concentrazione e ridotta capacità di recupero possono incidere sulla sicurezza e sulla continuità delle cure, soprattutto nei contesti caratterizzati da elevata intensità assistenziale.

Le risposte non possono limitarsi a iniziative individuali di gestione dello stress. Sono necessari interventi strutturali sulla dotazione organica, sulla distribuzione dei carichi, sulla prevedibilità dei turni e sull’accesso a servizi di supporto psicologico. La tutela della salute mentale dei professionisti deve essere considerata parte integrante delle politiche di sicurezza sul lavoro e di qualità del sistema sanitario.

Cure palliative e terapia del dolore, Agenas istituisce un osservatorio per monitorare le reti regionali

Rafforzare l’omogeneità dell’assistenza, monitorare l’attuazione delle reti regionali e individuare le principali criticità organizzative: sono questi gli obiettivi dell’Osservatorio per il monitoraggio e l’implementazione della Rete di Cure Palliative e Terapia del Dolore istituito da Agenas con la delibera del direttore generale n. 334 del 14 ottobre 2026, resa nota il 26 ottobre.

L’organismo riunisce esperti clinici, rappresentanti delle società scientifiche, delle Regioni e delle Province autonome e del Ministero della Salute. La sua attività sarà orientata all’analisi dei piani regionali di potenziamento, al monitoraggio dello stato di attuazione delle reti e alla definizione di indicatori di processo e di esito, con l’obiettivo di fornire ai decisori istituzionali strumenti utili alla programmazione sanitaria.

Le cure palliative e la terapia del dolore costituiscono una componente essenziale dell’assistenza alle persone affette da patologie inguaribili o caratterizzate da sintomi complessi. La loro funzione non si esaurisce nell’accompagnamento alla fine della vita: possono essere integrate precocemente nel percorso terapeutico, anche in associazione ai trattamenti rivolti alla malattia, per controllare i sintomi, contenere la sofferenza e preservare la qualità della vita.

La legge 38 del 2010 riconosce il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. La sua attuazione concreta richiede tuttavia una rete integrata, capace di garantire continuità tra ospedale, domicilio, hospice e servizi territoriali. Differenze nella disponibilità di équipe specialistiche, nella formazione e nell’organizzazione dei percorsi possono tradursi in disuguaglianze nell’accesso all’assistenza.

L’Osservatorio dovrà contribuire a rendere queste differenze misurabili e a orientare gli interventi correttivi. Il suo valore si misurerà soprattutto nella capacità di trasformare il monitoraggio in una programmazione più efficace, con risorse adeguate, responsabilità definite e percorsi assistenziali realmente accessibili su tutto il territorio nazionale.

Aggressioni al personale sanitario, la Lombardia investe 400mila euro per introdurre le bodycam

La Regione Lombardia ha stanziato 400mila euro per l’acquisto di bodycam destinate agli operatori sanitari e sociosanitari impegnati nei pronto soccorso e nei reparti maggiormente esposti al rischio di aggressioni. Il finanziamento, articolato in due annualità da 200mila euro per il 2026 e il 2027, si inserisce nelle misure regionali di prevenzione della violenza nei confronti del personale sanitario.

I dispositivi, indossati in modo visibile, sono concepiti per svolgere una funzione deterrente e documentare eventuali episodi critici. Le registrazioni potrebbero contribuire alla ricostruzione dei fatti e fornire elementi utili alle successive valutazioni, nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati personali e delle procedure che regolano l’attivazione, la conservazione e l’accesso alle immagini.

Il problema assume particolare rilevanza nei servizi di emergenza-urgenza, dove la pressione assistenziale, i tempi di attesa, la gestione di situazioni cliniche complesse e la tensione dei familiari possono concorrere a creare condizioni di conflittualità. Le aggressioni rappresentano un rischio per l’incolumità degli operatori e possono produrre conseguenze psicologiche durature, incidendo sul clima organizzativo e sulla capacità delle strutture di mantenere adeguati livelli di assistenza.

L’introduzione delle bodycam costituisce una misura operativa, ma non può essere considerata una risposta autosufficiente. La sua efficacia dipenderà dalle modalità di impiego, dalla formazione del personale, dalla chiarezza dei protocolli e dalla possibilità di integrare la tecnologia con sistemi di segnalazione e gestione degli episodi violenti.

La prevenzione richiede infatti anche interventi organizzativi: dotazioni di personale adeguate, procedure per affrontare le situazioni ad alto rischio, formazione sulla de-escalation e supporto agli operatori coinvolti. La tutela di chi lavora nei servizi sanitari non riguarda soltanto la sicurezza individuale, ma costituisce una condizione necessaria per garantire continuità e qualità delle cure.

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Fonti: ANSA Salute & Benessere; IRCCS Ospedale Niguarda; IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar; Organizzazione Mondiale della Sanità – Ufficio regionale per l’Europa (OMS Europa); Neurological Sciences; Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas); Ministero della Salute; Regione Lombardia.

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