Il 19 aprile è la Giornata Nazionale per la Donazione di Organi. In Italia 8mila persone aspettano un trapianto. Eppure quasi il 40% di chi rinnova la carta d’identità non sa nemmeno di poter esprimere la propria volontà. Ecco cosa c’è da sapere, senza tabù.
C’è un momento preciso in cui la maggior parte degli italiani si trova di fronte alla domanda sulla donazione di organi: lo sportello dell’anagrafe, mentre aspettano il rinnovo della carta d’identità. Qualcuno risponde senza esitare. Molti — quasi uno su due, secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti — decidono sul momento, senza averci mai pensato prima. E il 58% di chi dice no lo fa proprio lì, davanti allo sportello, sotto la pressione della coda.
Il problema non è la risposta. Il problema è la sorpresa.
I numeri che raccontano un Paese disinformato
Al 15 aprile 2026 in Italia risultano registrate oltre 26 milioni di dichiarazioni di volontà sulla donazione. Di queste, il 67,9% esprime il consenso e il 32,1% il diniego. È una percentuale incoraggiante, ma nasconde una realtà più complessa: oltre 8mila persone sono ancora in lista d’attesa per un organo, e ogni anno alcune di loro muoiono prima che arrivi il loro turno.
Quasi il 40% di chi rinnova la carta d’identità scopre soltanto allo sportello di poter esprimere la propria volontà. Non per indifferenza — ma perché nessuno glielo aveva mai detto chiaramente. La campagna “Dai voce al tuo Sì”, lanciata dal Ministero della Salute in vista della Giornata Nazionale del 19 aprile, nasce esattamente da questa consapevolezza: informare prima, non dopo.
I falsi miti che frenano una scelta consapevole
Molto del rifiuto alla donazione nasce da convinzioni errate. Le più diffuse, e le risposte che la scienza dà.
“Se dico sì, i medici si impegneranno meno a salvarmi.” Falso. Il processo di accertamento della morte cerebrale e quello che riguarda la donazione degli organi sono completamente separati e gestiti da équipe diverse. Un medico che ha in cura un paziente non ha nulla a che fare con la gestione degli organi. È una procedura rigidamente regolamentata dalla legge.
“Non si può donare oltre una certa età.” Falso. Non esiste un limite anagrafico per la donazione. Sono i medici a valutare, caso per caso, la compatibilità degli organi o dei tessuti. Persone molto anziane hanno donato cornee, valvole cardiache e tessuti ossei che hanno cambiato la vita di altri.
“Chi ha malattie croniche non può donare.” Non necessariamente. Molte patologie croniche non escludono automaticamente dalla donazione. Anche in questo caso è la valutazione medica al momento del decesso a stabilire cosa è trapiantabile e cosa no. La scelta di esprimere la volontà resta valida indipendentemente dallo stato di salute attuale.
“Il corpo viene restituito in condizioni non dignitose.” Falso. Gli organi e i tessuti sono prelevati nel pieno rispetto della persona, con le stesse modalità di un intervento chirurgico. Dopo la donazione, il corpo viene riconsegnato alla famiglia per il funerale e la sepoltura senza differenze visibili.
“Non si può cambiare idea.” Falso. La volontà espressa può essere modificata in qualsiasi momento — presso l’ASL, il proprio medico di base, un Centro regionale trapianti, o anche semplicemente compilando un modulo e conservandolo tra i propri documenti. Vale sempre l’ultima dichiarazione.
Come si esprime la volontà: cinque modi
Non serve aspettare il rinnovo della carta d’identità. È possibile registrare la propria scelta in diversi modi:
- All’anagrafe comunale, al momento del rilascio o rinnovo della Carta d’Identità Elettronica (CIE): la dichiarazione viene trasmessa in tempo reale al Sistema Informativo Trapianti del Ministero della Salute.
- Presso la propria ASL, firmando l’apposito modulo allo sportello dedicato.
- Tramite AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi), aderendo online o in una delle sedi territoriali. Questa modalità permette solo di esprimere il consenso.
- Con il tesserino del Centro Nazionale Trapianti, stampabile dal sito ufficiale e da conservare tra i propri documenti.
- Con una dichiarazione scritta a mano, su carta libera, con nome, volontà espressa, data e firma: ha valore legale se conservata tra i documenti personali.
Perché parlarne in famiglia è importante quanto firmare
Anche chi ha registrato la propria volontà dovrebbe parlarne con i propri familiari. In assenza di una dichiarazione formale, in Italia sono i parenti più prossimi a decidere. E spesso, nel momento del dolore, la tendenza è dire no — non per convinzione, ma per paura di sbagliare o per non “lasciar andare”. Una conversazione fatta in tempo, anche breve, può fare la differenza tra una donazione che salva delle vite e un’opportunità perduta.
Negli ultimi 25 anni in Italia sono stati eseguiti oltre 80mila trapianti grazie alle donazioni. Ognuno di quei trapianti è stato possibile perché qualcuno, prima, aveva scelto di dire sì.
Fonti: Centro Nazionale Trapianti, Ministero della Salute, AIDO, Noto Sondaggi per CNT (aprile 2026).
Con la card Social Medical Care puoi accedere a visite specialistiche, esami preventivi e check-up presso oltre 1.500 centri convenzionati in tutta Italia, con sconti fino al 30%. Prendersi cura della propria salute — e di quella degli altri — inizia sempre da una scelta consapevole.







