Rassegna stampa Sanità e Benessere – 18 Settembre 2026

SANITÀ IN PRIMA PAGINA

Cinque notizie in cinque minuti

SLA, in Italia circa 6mila persone convivono con la malattia: la ricerca punta a nuove terapie

Sono circa 6mila le persone con sclerosi laterale amiotrofica (SLA) in Italia, mentre ogni anno si registrano 2-3 nuove diagnosi ogni 100mila abitanti, generalmente tra i 40 e i 70 anni. In occasione della XIX Giornata nazionale della SLA, che si celebra oggi 18 settembre, torna al centro dell’attenzione l’importanza della ricerca per comprendere i meccanismi alla base di questa malattia neurodegenerativa progressiva e sviluppare terapie sempre più efficaci.

La ricerca italiana è impegnata non solo nell’individuazione di nuovi trattamenti, ma anche nel miglioramento della qualità di vita delle persone con SLA. Tra gli obiettivi ci sono lo sviluppo di strumenti per arrivare a diagnosi più precise e precoci e la messa a punto di farmaci e dispositivi in grado di intervenire sulle complicanze della malattia. Dal 2008 AriSLA, Fondazione italiana di ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica, sostiene progetti di ricerca scientifica dedicati alla patologia.

La Giornata nazionale rappresenta anche un’occasione per aumentare la conoscenza della malattia e richiamare l’attenzione sul valore della ricerca. Oggi diversi monumenti e palazzi istituzionali italiani saranno illuminati di verde. Tra questi Palazzo Chigi, la cui facciata principale resterà illuminata dall’imbrunire fino alle 23.59, e Palazzo Madama, illuminato dalle 19.45 fino all’alba del 19 settembre.

Il contrasto alla SLA continua quindi a passare attraverso una combinazione di ricerca scientifica, diagnosi più tempestive e strumenti capaci di accompagnare le persone nella gestione della malattia. L’obiettivo resta quello di comprendere sempre meglio i meccanismi della patologia e trasformare le nuove conoscenze scientifiche in concrete possibilità terapeutiche.

Sicurezza delle cure, il Ministero prepara il nuovo Piano nazionale per la gestione del rischio

Il Ministero della Salute ha avviato, insieme alle Regioni e agli esperti di risk management, le attività per la predisposizione del Piano nazionale per la sicurezza del paziente. Ad annunciarlo è stato il ministro Orazio Schillaci durante l’ottava Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita. Il documento sarà elaborato dall’Osservatorio nazionale per le buone pratiche sulla sicurezza nella sanità di Agenas e dovrebbe arrivare alla Conferenza delle Regioni entro la fine dell’anno.

Il Piano prenderà come riferimento il Global Patient Safety Action Plan dell’Organizzazione mondiale della sanità, adattandone i contenuti alla realtà italiana. L’obiettivo indicato dal ministro è costruire un sistema di prevenzione e gestione del rischio sanitario solido e capace di apprendere dalle criticità. Un ruolo importante sarà affidato anche al monitoraggio degli eventi sentinella, tra cui errori o ritardi nella diagnosi, errori nella terapia farmacologica e problemi legati al malfunzionamento dei dispositivi medici.

Secondo Schillaci, negli ultimi anni è cambiato anche l’approccio culturale alla segnalazione degli errori. La segnalazione viene infatti considerata sempre più come uno strumento per individuare le criticità e migliorare il sistema, anziché come un’ammissione di colpa da parte del professionista. Questo cambiamento viene indicato come un elemento importante per rafforzare la sicurezza dell’assistenza.

Nel corso del suo intervento, il ministro ha inoltre sottolineato la necessità di aggiornare le raccomandazioni ministeriali relative alle malattie non trasmissibili, responsabili di circa il 74% dei decessi nel mondo. La sicurezza delle cure viene così collegata a un approccio più ampio alla prevenzione del rischio e al miglioramento continuo della qualità dell’assistenza sanitaria.

Malattie renali, la proteinuria può anticipare il rischio di arrivare alla dialisi

Un parametro presente nelle analisi delle urine può fornire informazioni importanti sull’evoluzione delle malattie renali e contribuire a individuare con largo anticipo i pazienti a rischio di perdita della funzione renale. Si tratta della proteinuria, cioè la quantità di proteine eliminate attraverso le urine, la cui corretta valutazione è particolarmente rilevante nelle persone con glomerulonefriti, un gruppo eterogeneo di malattie che danneggiano il filtro del rene e che possono colpire anche persone giovani.

A richiamare l’attenzione sull’importanza di questo parametro sono nefrologi, reumatologi ed economisti che hanno sottoscritto un consensus nazionale presentato a Milano. Il documento raccomanda una maggiore uniformità nella pratica clinica per la misurazione e l’interpretazione della proteinuria. La presenza di proteine nelle urine dovrebbe essere sempre approfondita e valutata nel contesto degli altri parametri che indicano lo stato di salute dei reni.

La proteinuria, inoltre, non dovrebbe essere considerata sulla base di una singola misurazione, ma monitorata regolarmente nel tempo. Secondo gli esperti, livelli elevati associati ad attività infiammatoria del sedimento urinario o a una riduzione del filtrato glomerulare rappresentano segnali di maggiore attenzione e possono contribuire a definire l’evoluzione della malattia e la prognosi del paziente.

La questione ha anche un importante impatto economico sul Servizio sanitario nazionale. Secondo i dati presentati nel corso dell’incontro, la malattia renale cronica costa circa 4 miliardi di euro ogni anno, pari al 3,2% della spesa sanitaria complessiva, e oltre la metà dei costi si concentra nelle fasi terminali della malattia. Il monitoraggio precoce e appropriato della proteinuria rappresenta quindi uno degli strumenti per seguire più efficacemente la progressione del danno renale.

Distrofia muscolare di Duchenne, AIFA dà il via libera alla rimborsabilità del vamorolone

L’Agenzia italiana del farmaco ha approvato la rimborsabilità del vamorolone, un nuovo farmaco steroideo antinfiammatorio destinato al trattamento della distrofia muscolare di Duchenne. Il trattamento è rimborsato attraverso il Servizio sanitario nazionale per i pazienti di età pari o superiore ai 4 anni, sia per quelli che iniziano la terapia sia per le persone già stabilmente trattate con corticosteroidi tradizionali.

La distrofia muscolare di Duchenne è una malattia genetica rara causata da alterazioni del gene responsabile della produzione della distrofina, una proteina essenziale per il corretto funzionamento dei muscoli. I corticosteroidi rappresentano una componente importante della gestione della malattia, ma il loro utilizzo prolungato può essere associato a diversi effetti collaterali.

Secondo Eugenio Maria Mercuri, direttore della Uoc di neuropsichiatria infantile della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, il vamorolone avrebbe, sulla base degli studi pubblicati e dei dati disponibili a lungo termine, un’efficacia paragonabile a quella degli steroidi convenzionali, con una minore entità di alcuni effetti collaterali. Tra gli aspetti considerati rilevanti vi è quindi la possibilità di ridurre alcuni rischi legati all’esposizione cronica agli steroidi.

L’accesso alla rimborsabilità rappresenta un nuovo passaggio nella gestione terapeutica della Duchenne e amplia le possibilità disponibili per i pazienti a partire dai 4 anni. L’obiettivo del trattamento resta quello di mantenere il più possibile la funzione muscolare e, parallelamente, limitare l’impatto delle terapie a lungo termine sulla salute e sulla qualità di vita.

Ospedali italiani, 42 strutture nella classifica mondiale dei migliori centri specializzati

Sono 42 gli ospedali italiani inseriti nella World’s Best Specialized Hospitals 2027, la classifica internazionale realizzata da Newsweek in collaborazione con Statista e dedicata quest’anno a 13 specialità mediche. La graduatoria prende in considerazione diversi elementi, tra cui le raccomandazioni degli esperti, gli indicatori di qualità e le misure relative all’assistenza centrata sul paziente.

Tra i risultati ottenuti dalle strutture italiane spiccano il quarto posto del Bambino Gesù di Roma nella pediatria, l’ottavo della Fondazione Besta di Milano nella neurologia e il terzo posto del Policlinico Gemelli di Roma nell’ostetricia e ginecologia. La presenza italiana riguarda inoltre numerosi altri settori, tra cui oncologia, cardiologia, gastroenterologia, endocrinologia, nefrologia, neurochirurgia, ortopedia, pneumologia e urologia.

L’Italia conta 15 strutture presenti nella graduatoria con sede in Lombardia e 7 nel Lazio, seguite da Piemonte con 5 ospedali e da Campania, Toscana e Veneto con 3 ciascuno. Particolarmente numerosa è la presenza italiana nell’oncologia, con 15 strutture, mentre sono 21 gli ospedali italiani presenti tra i 300 considerati per la cardiologia.

La classifica fotografa quindi la presenza delle strutture italiane all’interno di una selezione internazionale organizzata per specialità, evidenziando una distribuzione articolata delle competenze tra diverse regioni e discipline. I risultati riguardano specificamente le categorie e i criteri adottati dalla graduatoria World’s Best Specialized Hospitals 2027.

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Fonti: ANSA Salute & Benessere; AIFA; Ministero della Salute; Agenas; Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); AriSLA; Newsweek; Statista; Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS; Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta.

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