Giornata Mondiale della Salute Mentale: perché chiedere aiuto è il primo ostacolo

La salute mentale fa parte della salute generale, ma il ricorso a un professionista non è ancora un comportamento automatico quando compaiono difficoltà persistenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a livello globale una quota significativa delle persone con problemi di salute mentale non riceve un trattamento adeguato. Tra gli ostacoli non ci sono soltanto la disponibilità e il costo dei servizi, ma anche la scarsa conoscenza delle possibilità di cura, le esperienze negative precedenti e lo stigma associato alla salute mentale.

La decisione di chiedere aiuto, quindi, non dipende esclusivamente dalla presenza di un problema. Dipende anche dal modo in cui quel problema viene percepito, dalla fiducia nei confronti delle cure e dalla possibilità concreta di accedere a un professionista.

La diffidenza verso la terapia

Uno dei primi ostacoli può essere proprio l’idea della psicoterapia. Rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta significa infatti entrare in una relazione professionale nella quale vengono affrontati pensieri, emozioni, comportamenti e aspetti della propria storia personale. Per alcune persone questa prospettiva può essere difficile da accettare.

La diffidenza può derivare dalla convinzione che parlare dei propri problemi non sia sufficiente per modificarli, dalla preferenza per una gestione autonoma delle difficoltà oppure dall’idea che la terapia sia indicata soltanto in presenza di una patologia grave. In altri casi pesa il timore di non riuscire a stabilire un rapporto con il professionista o di non sentirsi compresi.

La relazione terapeutica, però, non è un elemento secondario del percorso. La letteratura scientifica descrive la cosiddetta alleanza terapeutica come una componente importante della psicoterapia, legata alla collaborazione tra paziente e terapeuta, alla definizione degli obiettivi e alla qualità della relazione. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 ha evidenziato come fiducia, partecipazione e accordo sugli obiettivi siano tra gli elementi ricorrenti utilizzati per descrivere questa relazione.

Questo significa anche che la fiducia non deve necessariamente essere presente prima di iniziare. Può costruirsi nel corso degli incontri. Allo stesso tempo, non tutti i percorsi o tutte le relazioni terapeutiche funzionano allo stesso modo per ogni persona. La qualità del rapporto tra paziente e professionista può influenzare il percorso e, quando emergono difficoltà nella relazione, affrontarle può diventare parte del lavoro terapeutico.

La paura del giudizio

Un altro ostacolo riguarda lo stigma. La salute mentale continua a essere accompagnata da stereotipi che possono portare una persona a nascondere il proprio disagio, a considerarlo una debolezza o a rimandare la richiesta di supporto.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che stigma e discriminazione possono ridurre la probabilità che una persona chieda aiuto e possono influenzare anche la continuità del trattamento. Il problema non riguarda quindi soltanto la percezione sociale delle malattie mentali, ma può incidere direttamente sull’accesso alle cure.

A questo si aggiunge il giudizio personale. Alcune persone tendono a considerare i propri problemi insufficientemente importanti per richiedere un supporto professionale, soprattutto quando riescono ancora a lavorare, studiare, mantenere relazioni o svolgere le normali attività quotidiane.

Il funzionamento esterno, però, non permette da solo di stabilire quanto una persona stia realmente facendo fatica. Ansia persistente, alterazioni del sonno, perdita di interesse, irritabilità, difficoltà di concentrazione, isolamento o una riduzione significativa della qualità della vita possono essere segnali da prendere in considerazione anche quando non impediscono completamente di svolgere le proprie attività.

Non è necessario arrivare a una situazione di grave compromissione per affrontare una difficoltà psicologica. La richiesta di aiuto può avvenire anche quando il problema è ancora circoscritto, soprattutto se tende a persistere o a peggiorare.

Quando il disagio rende difficile chiedere aiuto

Esiste poi un aspetto particolarmente importante: alcune delle condizioni che rendono necessario un supporto possono rendere più difficile anche cercarlo.

Stanchezza, isolamento, difficoltà di concentrazione, perdita di motivazione e indecisione possono rendere più complicate attività apparentemente semplici, come individuare un professionista, prendere un appuntamento o organizzarsi per iniziare un percorso.

La difficoltà nell’accedere alle cure non dipende quindi sempre da una scelta consapevole di non voler essere aiutati. L’OMS identifica tra le barriere alla richiesta di assistenza fattori molto diversi tra loro, che comprendono stigma, scarsa conoscenza dei problemi di salute mentale, esperienze precedenti negative, costi e difficoltà di accesso ai servizi.

Anche il riconoscimento del problema può essere complesso. Non tutti i disturbi psicologici iniziano con un sintomo facilmente identificabile e non sempre è immediato distinguere una fase di stress da una condizione che richiede una valutazione professionale.

Per questo il primo contatto con un professionista può avere anche una funzione di orientamento: permette di descrivere ciò che sta accadendo, valutarne la durata e l’impatto e capire se sia indicato un intervento.

Non è necessario avere già una diagnosi

Un altro motivo per cui si può rimandare è la convinzione di dover prima capire autonomamente quale sia il problema.

In realtà, arrivare al primo colloquio con una diagnosi già formulata non è necessario. La valutazione professionale serve anche a comprendere la natura dei sintomi, la loro durata, i fattori che possono averli favoriti o mantenuti e il loro impatto sulla vita quotidiana.

Il supporto psicologico, inoltre, non riguarda esclusivamente i disturbi mentali diagnosticati. Può essere richiesto anche in presenza di difficoltà legate a eventi particolarmente stressanti, problemi relazionali, cambiamenti importanti, lutti, difficoltà lavorative o periodi prolungati di disagio.

Anche in questo caso, l’obiettivo non è stabilire autonomamente se una determinata situazione sia abbastanza grave da richiedere una terapia. È il confronto con un professionista a permettere di inquadrare il problema e valutare quale tipo di supporto possa essere appropriato.

Il primo passo non deve risolvere tutto

La decisione di chiedere aiuto viene spesso immaginata come l’inizio di un percorso già definito. In realtà, il primo passo può essere molto più semplice: riconoscere che una difficoltà sta durando più del previsto, parlarne con il medico di base, cercare informazioni affidabili o fissare un primo colloquio con un professionista.

Non è necessario arrivare all’appuntamento sapendo già cosa raccontare o quale risultato aspettarsi. Anche descrivere i cambiamenti osservati nel proprio umore, nel sonno, nelle relazioni o nella vita quotidiana può fornire elementi utili per una prima valutazione.

L’obiettivo del primo contatto non è necessariamente risolvere il problema, ma iniziare a comprenderlo e stabilire se sia necessario un intervento e quale possa essere il più adatto.

La difficoltà nel chiedere aiuto rappresenta quindi uno degli aspetti da considerare quando si parla di salute mentale. Ridurre lo stigma, aumentare le informazioni disponibili e rendere più accessibili i servizi significa intervenire non soltanto sulla cura, ma anche sul momento precedente: quello in cui una persona deve decidere se chiedere supporto.

Il primo passo può essere piccolo.  Può essere trovare il coraggio di parlarne, cercare qualcuno a cui affidarsi o concedersi la possibilità di essere aiutati. Non significa avere già tutte le risposte. Significa iniziare a cercarle, senza dover affrontare tutto da soli.

Fonti: Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO); WHO Regional Office for Europe; WHO, World Mental Health Report: Transforming Mental Health for All; WHO, Scaling up mental health care and reducing stigma; WHO, Mental disorders (2026); Saxler E. et al., Therapeutic alliance in individual adult psychotherapy: a systematic review of conceptualizations and measures for face-to-face- and online-psychotherapy, Frontiers in Psychology, 2024; Hajizadeh A. et al., How to combat stigma surrounding mental health disorders: a scoping review of the experiences of different stakeholders, BMC Psychiatry, 2024.

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